EVENTO SPECIALE
16 e 17 OTTOBRE
AL CINEMA
Il saluto (Salute)
Scritto e diretto da Matt Norman
Cast: Peter Norman, Tommie Smith e John Carlos
Musica: David Hirschfelder
Fotografia: Marty Smith
Montaggio: John Leonard, Jane Moran
Narratore: Christopher Kirby
Narratore edizione italiana: Alessandro Rossi
Nazionalità: Australia
Anno di produzione: 2008
Fotografia: B&N / Colore
Durata: 91’

IL SALUTO

Il saluto (Salute) è la storia del coinvolgimento di Peter Norman nel saluto Black Power alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968.

Un film di Matt Normann


Sinossi

16 ottobre 1968, Città del Messico, Olimpiadi, premiazione della finale dei 200 metri piani maschili. Sul podio salgono gli atleti afroamericani Tommie Smith e John Carlos - medaglia d’oro e di bronzo - e l’australiano Peter Norman medaglia d’argento. Alle note dell’inno americano Smith e Carlos chinano il capo e alzano al cielo il pugno guantato di nero, simbolo del Black Power, per protestare contro la segregazione razziale negli USA e rendere nota al mondo intero la lotta degli afroamericani per l’eguaglianza.

Un segno di protesta eclatante, inimmaginabile, fissato nella storia dell’umanità da una foto divenuta icona del 20° secolo. Una foto che ha fissato per sempre un saluto divenuto gesto di libertà toccante, ineguagliabile. Un gesto lungamente meditato e costato caro ai due atleti afroamericani che – oltre ad essere espulsi dalla federazione di atletica statunitense – vennero perseguitati lungamente e videro le loro vite rovinate.

In quella foto – così forte ed emblematica – si nasconde una storia: quella dell’atleta bianco, l’australiano Peter Norman, e di come fu decisa e preparata la protesta di Smith e Carlos. Norman, che nella foto quasi scompare oscurato dalla potenza del gesto dei due atleti afroamericani, porta al petto una coccarda identica a quella che portano i due atleti neri: è la coccarda dell’Olympic Project for Human Rights, l’associazione promotrice della clamorosa protesta di Smith e Carlos. Un gesto di condivisione e solidarietà vissuto con impassibile quiete che costerà a Norman – atleta bianco di una nazione in cui la segregazione razziale è altrettanto forte – oblio e carriera, conseguenza di una condanna politica e sportiva che durerà sino alla sua morte.

Il saluto (Salute) racconta la storia dietro la foto: quella di tre atleti che protestarono dinnanzi al mondo contro la diseguaglianza e l’ingiustizia e della loro amicizia che durò tutta la vita. Un viaggio per rileggere, dal punto di vista dello sport, cosa sono stati gli anni Sessanta, indagando uno dei più momenti più famosi e drammatici della storia delle Olimpiadi. Un documentario che la BBC ha definito “Una delle immagini più sorprendenti del XX secolo.

Diretto dal nipote di Peter Norman, Matt Norman, Il saluto (Salute) è stato accolto in tutto il mondo come un autentico capolavoro, una “storia di sport che andrebbe insegnata a scuola.” come ha scritto La Gazzetta dello Sport. Il racconto di un gesto che costò un prezzo altissimo in termini sportivi e umani a Smith, Carlos e, soprattutto, a Norman “… l’uomo più punito nella storia dell’atletica.” (Il Corriere della Sera). Gli effetti della solidarietà di Norman sono il racconto centrale di Il saluto narrato con partecipazione dall’attore americano Christopher Kirby. Fu grazie al fotografo John Dominis della rivista Life se quello “scatto” ha fermato il tempo, immortalato l’istante e consegnato alla storia dello sport una delle sue immagini più celebri, Dominis ricorda: “… non pensavo fosse un grande evento, mi aspettavo una cerimonia normale, a malapena ho notato cosa stava succedendo quando stavo scattando”. Nessun grido, nessun discorso, solo i corpi raccolti dei tre atleti, in un gesto, un saluto, a rompere l’indifferenza e fermarsi, per sempre, nella memoria collettiva, nella storia. La cerimonia "è effettivamente passata senza molto preavviso nello stadio olimpico", scrisse il corrispondente del New York Times da Città del Messico, Joseph M. Sheehan; tre giorni dopo il gesto di Smith, Carlos e Norman esplode sui quotidiani di tutto il mondo.


 

Gallery


"L’ultimo mio desidero è che questa storia venga raccontata"

Peter Norman nasce nel 1942 da George e Thelma Norman a Thornbury nei pressi di Melbourne. Suo padre, che conobbe solo all’età di 2 anni al suo ritorno dalla guerra in Nuova Guinea, diventò uno dei suoi più grandi ammiratori.

All’età di 14 anni, durante i giochi olimpici di Melbourne del 1956, Norman marinò la scuola per le Olimpiadi trovando lavoro al Melbourne Olympic Stadium vendendo dolciumi. La sua eccitazione fu al massimo quando vide correre la Golden Girl dell’Atletica Leggera australiana: Betty Cuthbert. Dopo aver lasciato la scuola ed essere diventato garzone di macelleria, Peter capì che voleva diventare il migliore nel suo sport preferito, l’Atletica Leggera.

Nel corso della sua carriera Norman sorprese tutti battendo diversi record e giungendo alle finali di Messico 1968 ove si aggiudicò la medaglia d’argento. Ma l’attenzione dei media australiani non fu per celebrare il suo secondo posto nella finale dei 200 metri ma per la sua posizione politica. Gli altri due vincitori assieme a Norman erano Tommie Smith e John Carlos, rispettivamente oro e bronzo. Sul podio, mentre le note dell’inno americano fendevano l’aria coprendo il mormorio gioioso del pubblico presente, Smith e Carlos – scalzi – alzano al cielo un pugno guantato di nero e abbassano gli occhi a terra. E’ il saluto Black Power, inaspettato che coglie di sorpresa, paralizzando lo stadio intero.

A molti sfugge che Norman, a supporto del loro gesto, ha sul petto la stessa coccarda dei due atleti afroamericani quella dell’Olympic Project for Human Rights. Ed è lo stesso Norman a suggerire a Smith e a Carlos, che aveva dimenticato i suoi guanti neri in camera, di indossare ciascuno un solo guanto. Questa la ragione per cui Smith compie il saluto utilizzando la desta e Carlos la sinistra. Alla domanda posta dalla stampa internazionale sui motivi che lo avevano spinto a supportare la protesta di Smith e Carlos Norman rispose che lo aveva fatto in opposizione alla politica del White Australia posta in essere dal suo governo.

Le autorità olimpiche australiane lo punirono immediatamente e i media australiani lo attaccarono duramente. Nonostante si fosse qualificato per ben 15 volte nei 100 metri e 5 volte nei 200 nel corso del 1971/72 la squadra di atletica leggera australiana lo bandì impedendogli di partecipare alle Olimpiadi di Monaco del 1972.

Norman morì a Melbourne, Australia, il 3 ottobre 2006 a 64 anni. La Federazione di Atletica Leggera americana ha proclamato il 9 ottobre del 2006, data del suo funerale, il Peter Norman Day. Smith e Carlos, presenti al suo funerale, porteranno il feretro a spalla.



"Fu un gesto per la libertà e i diritti umani. Dovevamo essere visti perché non potevamo essere ascoltati"

TOMMIE SMITH (6 giugno 1944)

Thomas C. Smith, detto Tommie, nato e cresciuto in una piantagione di cotone a Clarksville nel Texas, proviene da una povera numerosa famiglia di braccianti di colore. Durante gli anni della scuola, scopre di avere un talento naturale nella corsa che lo porterà a vincere un borsa di studio per l’Università, salvandolo così dal lavoro nei campi di cotone. Studia alla San Jose State University dove incontra Harry Edwards, atleta formidabile e leader carismatico della ribellione degli atleti afroamericani. Smith non è un convinto radicale, anzi, frequenta i corsi militari del college per riservisti. Dopo una breve parentesi nel basket decide di lasciarlo per concentrarsi sull’atletica sotto la guida di Bud Winter, grande allenatore americano. Alla State University incontra e fa amicizia con John Carlos, anche lui allenato da Winter.

Grazie a Carlos, Smith si avvicina sempre di più al movimento degli atleti di colore che si sta formando sotto la guida di Edwards. L’Olympic Project for Human Rights (OPHR), così viene chiamato il movimento, chiede la restituzione a Muhammed Ali dei titoli di mondiali che gli sono stati tolti a causa del suo rifiuto a partecipare alla guerra del Vietnam per motivi religiosi e di coscienza. Chiede inoltre maggiore presenza di afroamericani nella squadra americana e l’allontanamento dalla presidenza del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) di Avery Brundage. La battaglia dell’ OPHR si sposta sul boicottaggio delle Olimpiadi del 1968 a Città del Messico e Smith, detentore nel 1967 del record sui 200 metri, aderisce immediatamente. Ma il boicottaggio non trova l’accordo di tutti e la partecipazione degli atleti afroamericana viene confermata. Smith si troverà - assieme a Carlos - sul podio della finale dei 200 metri con una medaglia d’ora al collo.

Quello che succede la notte del 16 ottobre 1968 a Città del Messico è fissato nella storia dell’umanità: Smith e Carlos, calzini neri e scalzi, alzano il pugno guantato di nero al cielo in segno di protesta. L’impatto di quel gesto, che riempie pagine e pagine nei giornali di tutto il mondo, segnando un passo in avanti nella lotta per i diritti civili, travolge e distrugge le vite dei due atleti che – su richiesta di Brundage – vengono squalificati dai Giochi Olimpici e cacciati per sempre dal team americano di atletica. Smith torna negli USA senza più nulla, con una carriera spezzata e una quotidianità di minacce e sofferenza.

Dopo anni di oblio, nel 1978 la riabilitazione: assieme a John Carlos, viene inserito nella Hall of Fame Nazionale di Atletica leggera e diventa allenatore alla Oberin College in Ohio. Nel 1999 partecipa al documentario della HBO "Fists of Freedom: The Story of the '68 Summer Games.". Nel 2007 viene pubblicata la sua autobiografia “A Silent Gesture”.

tommiesmith.com

"Fu un gesto per la libertà e i diritti umani. Dovevamo essere visti perché non potevamo essere ascoltati"

TOMMIE SMITH (6 giugno 1944)

Thomas C. Smith, detto Tommie, nato e cresciuto in una piantagione di cotone a Clarksville nel Texas, proviene da una povera numerosa famiglia di braccianti di colore. Durante gli anni della scuola, scopre di avere un talento naturale nella corsa che lo porterà a vincere un borsa di studio per l’Università, salvandolo così dal lavoro nei campi di cotone. Studia alla San Jose State University dove incontra Harry Edwards, atleta formidabile e leader carismatico della ribellione degli atleti afroamericani. Smith non è un convinto radicale, anzi, frequenta i corsi militari del college per riservisti. Dopo una breve parentesi nel basket decide di lasciarlo per concentrarsi sull’atletica sotto la guida di Bud Winter, grande allenatore americano. Alla State University incontra e fa amicizia con John Carlos, anche lui allenato da Winter.

Grazie a Carlos, Smith si avvicina sempre di più al movimento degli atleti di colore che si sta formando sotto la guida di Edwards. L’Olympic Project for Human Rights (OPHR), così viene chiamato il movimento, chiede la restituzione a Muhammed Ali dei titoli di mondiali che gli sono stati tolti a causa del suo rifiuto a partecipare alla guerra del Vietnam per motivi religiosi e di coscienza. Chiede inoltre maggiore presenza di afroamericani nella squadra americana e l’allontanamento dalla presidenza del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) di Avery Brundage. La battaglia dell’ OPHR si sposta sul boicottaggio delle Olimpiadi del 1968 a Città del Messico e Smith, detentore nel 1967 del record sui 200 metri, aderisce immediatamente. Ma il boicottaggio non trova l’accordo di tutti e la partecipazione degli atleti afroamericana viene confermata. Smith si troverà - assieme a Carlos - sul podio della finale dei 200 metri con una medaglia d’ora al collo.

Quello che succede la notte del 16 ottobre 1968 a Città del Messico è fissato nella storia dell’umanità: Smith e Carlos, calzini neri e scalzi, alzano il pugno guantato di nero al cielo in segno di protesta. L’impatto di quel gesto, che riempie pagine e pagine nei giornali di tutto il mondo, segnando un passo in avanti nella lotta per i diritti civili, travolge e distrugge le vite dei due atleti che – su richiesta di Brundage – vengono squalificati dai Giochi Olimpici e cacciati per sempre dal team americano di atletica. Smith torna negli USA senza più nulla, con una carriera spezzata e una quotidianità di minacce e sofferenza.

Dopo anni di oblio, nel 1978 la riabilitazione: assieme a John Carlos, viene inserito nella Hall of Fame Nazionale di Atletica leggera e diventa allenatore alla Oberin College in Ohio. Nel 1999 partecipa al documentario della HBO "Fists of Freedom: The Story of the '68 Summer Games.". Nel 2007 viene pubblicata la sua autobiografia “A Silent Gesture”.

tommiesmith.com


"Mostrano sempre l’immagine ma non raccontano mai la storia"

JOHN CARLOS (5 giugno 1945)

John Carlos nasce da genitori cubani ad Harlem, New York, un quartiere ove la lotta per la vita è affare di tutti i giorni. E’ un ribelle che si oppone allo status quo, confrontandosi con tutti e tutto. Arriva all’atletica per caso, scoprendo, nonostante risultati non subito eclatanti, di essere un atleta forte e dotato.

Seguace di Malcom X , si sposta con la moglie e figlia in Texas per trovare un lavoro, nella vana speranza di un clima più sereno per sé e la famiglia. Arriva alla San Jose State University mentre si sta creando l' Olympic Project for Human Rights, al quale aderisce immediatamente. L’amicizia di Carlos con Tommie Smith, con il quale condivide lo stesso allenatore, spinge anche Smith a prendere una posizione netta a favore delle istanze del movimento guidato da Edwards.

Nonostante l’adesione di Carlos alla proposta di boicottaggio delle olimpiadi del 1968, entrambi si ritrovano nella finale dei 200 metri a Città del Messico. Carlos, favorito dopo un infortunio che mette in difficoltà Smith. arriva terzo, battuto da una progressione avvincente di Smith e da uno sconosciuto atleta australiano, Peter Norman.

I destini di Carlos e di Smith si uniscono ulteriormente nel saluto Balck Power che li vede protagonisti sul podio e nelle terribili ripercussioni che quella protesta avrà sulle loro vite. Come Smith, anche Carlos avrà un passaggio nel football americano e verrà riabilitato dopo lungi anni di oblìo. Nel 2008 la California State University gli ha conferito un dottorato onorario e nel 2011, assieme a David Zirin ha pubblicato la sua autobiografia “The John Carlos Story: The Sports Moment That Changed the World”.

johncarlos68.com


"Anche se Peter non è più con noi, credo di aver dato una mano a chiarire un pezzo di storia del ‘900."

MATT NORMAN

Attore, produttore e regista, Matt Norman ha iniziato la sua carriera cinematografica e televisiva nel 2000, inizialmente come produttore e sceneggiatore e dal 2003 come regista. Il suo film d’esordio come regista “All the King Horse” ha vinto come miglior film al Darwin International Film Festival nel 2004. Dopo “Shank” (2004) ha vinto nuovamente il premio come miglior film al Darwin International Film Festival nel 2005 con il controverso “The Writer”. Nel medesimo anno ha vinto anche il premio per il Miglior cortometraggio con “The Umbrella Men”.

Nel 2002 inizia a lavorare al Il saluto (Salute) assieme a suo zio Peter Norman che non riuscirà a vederlo a causa della tragica scomparsa avvenuta nel 2006 per infarto. Il documentario, che verrà distribuito nel 2008 dalla Paramount, riceverà premi e riconoscimenti in Australia e negli Stati Uniti ed avrà un buon risultato di pubblico.

Nel 2008, assieme a Damian Johnstone, ha scritto la biografia ufficiale di Peter Norman “A Race To Remember”. Attualmente sta lavorando a due cortometraggi “The Gary Oliver Story” e “I'll Stand With You” e al documentario “The Mental Patient”. Matt Norman ha una sua casa di produzione The Actors Café Film Production Company che risiede ed opera a Vittoria.


"Anche se Peter non è più con noi, credo di aver dato una mano a chiarire un pezzo di storia del ‘900."

MATT NORMAN

Attore, produttore e regista, Matt Norman ha iniziato la sua carriera cinematografica e televisiva nel 2000, inizialmente come produttore e sceneggiatore e dal 2003 come regista. Il suo film d’esordio come regista “All the King Horse” ha vinto come miglior film al Darwin International Film Festival nel 2004. Dopo “Shank” (2004) ha vinto nuovamente il premio come miglior film al Darwin International Film Festival nel 2005 con il controverso “The Writer”. Nel medesimo anno ha vinto anche il premio per il Miglior cortometraggio con “The Umbrella Men”.

Nel 2002 inizia a lavorare al Il saluto (Salute) assieme a suo zio Peter Norman che non riuscirà a vederlo a causa della tragica scomparsa avvenuta nel 2006 per infarto. Il documentario, che verrà distribuito nel 2008 dalla Paramount, riceverà premi e riconoscimenti in Australia e negli Stati Uniti ed avrà un buon risultato di pubblico.

Nel 2008, assieme a Damian Johnstone, ha scritto la biografia ufficiale di Peter Norman “A Race To Remember”. Attualmente sta lavorando a due cortometraggi “The Gary Oliver Story” e “I'll Stand With You” e al documentario “The Mental Patient”. Matt Norman ha una sua casa di produzione The Actors Café Film Production Company che risiede ed opera a Vittoria.